Screening per la Prevenzione degli Infortuni: Mito o Realtà? Nel mondo della fisioterapia sportiva, uno degli argomenti più dibattuti è se esista davvero un test di screening affidabile per prevedere e prevenire gli infortuni negli atleti. L’articolo di Roald Bahr, autorevole figura nel campo della medicina dello sport, offre una prospettiva critica: nonostante decenni di ricerca, non abbiamo ancora test predittivi sufficientemente accurati. E, probabilmente, non li avremo mai.
Malattia vs Infortunio: Due Mondi Diversi
Lo screening, per definizione, serve a individuare condizioni patologiche in soggetti asintomatici, così da poter intervenire precocemente. Pensiamo allo screening neonatale per la fenilchetonuria: chiaro, binario, efficace. Ma applicare lo stesso concetto agli infortuni sportivi è un’altra storia.
Nel caso delle malattie, l’esito è dicotomico: hai la malattia o non ce l’hai. Gli infortuni, invece, sono il risultato di una miriade di fattori di rischio continui (come la forza muscolare, il controllo motorio, la fatica). Questo significa che i risultati dei test si sovrappongono ampiamente tra chi si infortuna e chi no, rendendo molto difficile prevedere chi è davvero a rischio.
Le Tre Fasi per Validare un Test di Screening
Per dichiarare valido un test di screening per infortuni, servono tre passaggi fondamentali:
- Associazione significativa: il test deve mostrare una relazione prospettica chiara tra un marcatore e il rischio di infortunio. Troppi studi si fermano qui.
- Validazione predittiva: si deve dimostrare che il test riesce a distinguere efficacemente, in una nuova popolazione, chi si infortunerà e chi no. Attualmente, non esiste alcun test con questa capacità. Strumenti come la curva ROC mostrano risultati deludenti (AUC tra 0.56 e 0.60). In altre parole, poco meglio del lancio di una moneta.
- Efficacia dell’intervento mirato: occorre dimostrare che intervenire solo sugli atleti ad alto rischio, identificati dal test, porti benefici superiori rispetto a un intervento offerto a tutti. Nessuno studio ha ancora dimostrato questo.
Due Esempi Noti: ACL e Hamstring
Infortuni al legamento crociato anteriore (ACL): Il test di salto con caduta verticale era stato proposto per identificare atlete a rischio di infortuni al LCA. I primi studi sembravano promettenti, ma la validazione successiva ha mostrato una notevole sovrapposizione tra chi si infortunava e chi no. Risultato: impossibilità di stabilire una soglia utile per il rischio.
Lesioni agli ischiocrurali: La forza eccentrica dei muscoli posteriori della coscia è stata spesso associata al rischio di infortunio. Ma anche qui, la sovrapposizione tra gruppi rende i test poco predittivi. Nemmeno combinare più marcatori migliora la situazione.

E i Fattori di Rischio Categorici?
Parliamo ora di fattori categorici, come la storia di infortuni o il sesso. Avere avuto un infortunio precedente è il fattore più predittivo in assoluto (OR anche >7). Ma anche in questo caso, l’accuratezza è limitata: la sensibilità resta intorno al 53%. Significa che quasi la metà degli atleti che si infortuneranno non verrebbero intercettati da questo test.
E allora ha senso riservare l’intervento solo a chi ha avuto un infortunio precedente? O conviene proporre strategie di prevenzione efficaci (come il Nordic Hamstring) a tutta la squadra? La seconda opzione, spesso, è più sicura ed economica.
Quindi, a Cosa Serve fare screening?
Se non può predire gli infortuni, lo screening periodico è inutile? Assolutamente no. Può servire a molti altri scopi:
- Valutare lo stato di salute complessivo dell’atleta.
- Costruire una relazione terapista-paziente.
- Controllare farmaci e integratori per evitare il rischio doping.
- Registrare parametri di baseline da confrontare in caso di problemi futuri.
- Assolvere a obblighi medico-legali.
Conclusione: Utopia o Opportunità?
L’idea di prevedere con precisione chi si infortunerà è affascinante, ma per ora resta un’utopia. Gli attuali strumenti di screening non offrono una base scientifica solida per prendere decisioni cliniche individuali.
Più che un radar per anticipare i problemi, pensiamo allo screening come a un meteo: sapere che in estate ci sono più zanzare ci prepara, ma non ci dice chi verrà punto. La soluzione? Dare a tutti lo spray, se è economico e sicuro. Proprio come un programma preventivo universale negli sportivi.